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Arcano è una comunità virtuale di ambientazione fantasy alla quale partecipo con il nome di Eliantha.
Tra le varie attività degli Hammers ( gli abitanti di questo mondo ) c'è quella di scrivere racconti e poesie, tutti raccolti nella Biblioteca di Arcano.
Di seguito riporto i racconti da me scritti per la community, tra cui la storia del mio personaggio.
STORIA DI ELIANTHA LA STREGA
Non ricordo il nome del luogo in cui sono nata, quando l'ho abbandonato ero troppo piccola. Non è stata una mia decisione, naturalmente. Semplicemente, ci sono stata costretta.
L'ultimo ricordo che ho della mia casa natale è legato ad una notte gelida, al sapore agghiacciante della paura e ai corpi dei miei genitori stesi in quello che mi pareva un lago di sangue.
Credo fosse opera di banditi, ma non ne sono certa... La mia mente ha in parte rimosso quello che accadde, e forse è un bene.
Non so neanche perchè fui risparmiata.
Ciò che rammento sono lunghe ore trascorse raggomitolata in un angolo, troppo sconvolta persino per piangere e senza sapere cosa fare.
Poi ricordo di essermi alzata e di essere uscita di casa barcollando; non credo sia stata una decisione cosciente, ma piuttosto un istinto animale di sopravvivenza che mi
spinse all'aperto, lontano da quel luogo che odorava di morte, semplicemente per non impazzire. Vagai per ore per il bosco che circondava la casa, fino a cadere stremata sotto un grande albero.
Mi risvegliai il mattino dopo in preda alla febbre, e probabilmente sarei morta se una donna non fosse passata di lì per caso.
Che sia stato veramente il caso è una cosa di cui non sono tuttora convinta...
Quella donna infatti era una strega, e credo sapesse esattamente che mi avrebbe trovata lì.
Comunque sia, ebbe pietà di quell'esserino tremante, mi prese fra le braccia e mi fece salire sul
suo cavallo assieme a lei. Fu una lunga cavalcata, o almeno così mi parve; a tratti perdevo i sensi, e dopo l'ultimo periodo d'incoscienza mi risvegliai in un letto caldo.
La donna mi curò e mi nutrì, mostrandosi sempre molto affettuosa nei miei riguardi.
Lentamente mi ripresi e incominciai a conoscere meglio la mia salvatrice.
Come ho già detto era una strega, e mi disse di essersi ritirata nella foresta perchè stanca della gente e desiderosa di vivere immersa nella natura.
La sua unica compagnia era un guerriero taciturno, il cui unico scopo nella vita sembrava quello di proteggere la sua compagna.
Non seppi mai nulla sulla natura del loro legame, ma era evidentemente molto forte.
A dispetto della sua volontà di allontanarsi dal genere umano, la strega mi tenne con sè e così ebbe inizio la mia nuova vita.
Nonostante la perdita subita, fu un periodo felice.
Impiegavo le mie giornate aiutando la strega nelle faccende domestiche e assistendola nella ricerca delle erbe che utilizzava per preparare misteriose pozioni; trascorrevo il tempo rimanente correndo per
il bosco o imparando a tirare con l'arco in compagnia del fedele compagno della strega, che mi si era molto affezionato.
Continuò così finchè non ebbi circa dieci anni.
Un giorno la strega mi chiamò accanto a se e mi disse che in me c'era il potenziale per diventare a mia volta una strega, e che se fossi stata d'accordo mi avrebbe istruito. Non me lo feci ripetere due volte,
mi pareva una cosa meravigliosa! Cominciò dunque un'altra fase della mia vita, quella del mio apprendistato. Senza che me ne rendessi conto in quegli anni avevo già imparato molto, semplicemente osservando la
strega al lavoro ed ascoltando ciò che mi diceva. Nonostante questo non fu semplice; la mia maestra si rivelava estremamente esigente e la quantità di nozioni che mi trasmetteva era notevole.
No, non fu affatto semplice.
Ma perseverai.
Finalmente, anni dopo, venne il momento in cui la mia maestra mi chiamò strega e mi disse che non aveva più nulla da insegnarmi.
Avevo quindici anni, ormai ero una donna, una strega, ed ero pronta per spiccare il volo.
Da quando i miei genitori erano stati uccisi mi era rimasta dentro una sorta di irrequietezza, che avevo tenuto a bada con la continua attività.
Ma ormai era giunta l'ora che trovassi la mia strada nel mondo.
Lo spiegai alla strega, che comprese e mi disse di andare. Mi chiese solo di non rivelare mai a nessuno nè il suo nome nè quello del suo compagno, nè la strada per giungere alla sua dimora. Promisi e dopo un lungo e
commosso addio lasciai la mia salvatrice, a cui devo molto più della vita.
Vagabondai per tre anni, mettendo continuamente alla prova i miei poteri ed accumulando esperienze, cercando di guarire dalla ferita che mi porto dentro. Un giorno giunsi nelle Terre di Arcano, spinta da un richiamo forte e misterioso.
Qui spero di potermi finalmente fermare e trovare il mio posto.
PURIFICAZIONE
Fu poco prima del mio arrivo a Kanveska che una notte mi ritrovai sulle sponde del Kruill.
Avevo camminato a lungo ed ero esausta, ma soprattutto mi sentivo sudicia e avvertivo la forte necessità di un bagno.
La notte era tiepida e il Kruill tranquillo ed invitante, così mi tolsi gli abiti impolverati ed entrai nel fiume.
Che sensazione stupenda! L'acqua fresca sulla pelle mi fece immediatamente sentire meglio; mi distesi lasciandomi galleggiare, lo sguardo perso nel cielo stellato sopra di me.
Udivo soltanto il fruscio delle foglie, lo scorrere del fiume e, di tanto in tanto, i movimenti di qualche animale che si avvicinava alla riva.
Pace. Una grande, profonda serenità mi avvolgeva e fluiva dentro di me.
Ne avevo bisogno, negli ultimi tempi la mia vita era stata tutt'altro che tranquilla.
Dopo gli anni trascorsi con la mia maestra, in quello che era stato una sorta di eremo felice, mi ero tuffata a capofitto nella vita vissuta, affamata di nuove esperienze e nuovi contatti umani; mi ero lasciata trascinare in un vero vortice di attività.
Effettivamente avevo vissuto molte avventure, per la verità non tutte piacevoli, in un susseguirsi frenetico di avvenimenti.
Avevo approfondito le mie conoscenze magiche, soprattutto dal punto di vista pratico, ma in un certo qual modo avevo perso il contatto col mio essere più profondo.
Lì, in quel luogo ed in quel momento, lo stavo ritrovando.
Mi sentivo in perfetta comunione con la Natura, con la sua forza e il suo mistero, e attraverso di essa ricominciavo a sentire la voce della mia anima.
Il fiume scorreva attorno a me, e portava via ogni cosa negativa; la stanchezza fisica e morale, le tensioni, le paure, gli errori, tutto scivolava al di fuori del mio essere.
E la mia consapevolezza si espandeva, si fondeva con ciò che mi circondava, mentre perdevo a poco a poco la cognizione di me stessa e della mia umanità.
Non so quanto io sia rimasta in questo stato di trance, ma quando ne fui uscita mi sentii una persona nuova; senza averne l'intenzione avevo compiuto il rito antico di purificazione tramite la Natura.
Ora ero pronta per iniziare una nuova vita.
Così riemersi dall'acqua, mi rivestii e mi avviai verso la Kioskas che vedevo in lontananza.
Ero Eliantha la Strega, ed ero appena rinata.
RITORNO A KANVESKA
Da tanto, troppo tempo mancavo da Kanveska. La ricerca di nuove magie e nuove conoscenze mi aveva portata lontano, a percorrere sentieri inesplorati e solitari. Per tutto quel tempo la mia unica compagnia era stata Altea, la mia fedele cavallina averlignese, che mi aveva sostenuta con la sua presenza familiare e rassicurante, impedendomi di sentire troppo la nostalgia.
Ma alla fine il desiderio di tornare nella mia kioskas e rivedere gli amici era stato troppo forte, e avevo intrapreso la strada verso casa.
Dopo un lunga cavalcata arrivammo a Kanveska nelle ultime luci del sole morente.
Altea emise un nitrito quando ci apparvero le mura della kioskas. La mia fedele cavallina era stata un’ottima compagna di viaggio, paziente ed instancabile, ma evidentemente anche lei era felice di tornare a casa.
Mi allungai sulla sella per posare una carezza sul suo muso gentile di un caldo color nocciola:”Ci siamo quasi, Altea. E domani per prima cosa ti porterò alla scuderia per farti mettere un bel paio di ferri nuovi. Te li sei proprio meritati!”
La cavallina nitrì in risposta al mio tocco e al suono della mia voce.
Con un nodo alla gola varcai le porte di Kanveska, guardandomi intorno con occhi avidi. Poche persone circolavano per le strade. Evidentemente gli Hammers stavano tornando nelle loro abitazioni per prepararsi per la serata. Ma quei pochi volti amici che scorgevano e che mi salutavano con un cenno erano sufficienti: ero finalmente a casa tra la mia gente.
Mi diressi verso la mia casetta che non vedevo da tanto tempo, chiedendomi in che stato l’avrei trovata. Sicuramente ci sarebbe stata polvere ovunque.
“Mi aspetta una bella sfacchinata per sistemare tutto!”, dissi ad Altea. Lei voltò la testa a guardarmi e nitrì piano, come ad esprimere il suo assenso. In realtà la prospettiva non mi spaventava troppo: amavo la mia casa, ed amavo renderla sempre più accogliente.
Giunsi infine davanti alla mia porta. Smontai da cavallo con tanta fretta che quasi caddi.
“Finalmente!”
Altea mi guardava.
“Non preoccuparti, cara amica, non correrò dentro lasciandoti qui senza la tua cena!”
Mosse la testa su e giù, scuotendo la criniera bianchissima, e mi diede un colpetto sulla spalla.
Dopo aver provveduto alle sue necessità, varcai la soglia di casa. Ormai era buio, e distinguevo solo i contorni di quello che mi circondava.
Posai le mie borse e il mantello sul tavolo nel centro della stanza e cercai a tentoni la lanterna. Era proprio dove ricordavo di averla lasciata, sulla mensola accanto all’ingresso; la accesi ed ecco la mia casa! Piccola, un po’ sporca in quel momento, ma così mia! Gironzolai un po’ per la stanza toccando tutti i piccoli oggetti che mi erano cari, poi passai in quello che chiamavo il mio studio e feci lo stesso, accarezzando con affetto le pergamene sparse qua e là e la morbida piuma posata sullo scrittoio. Pensai di andare a vedere come stavano le mie erbe nella soffitta, ma ero troppo stanca. Così mi diressi nella camera da letto e mi guardai intorno con aria un po’ critica, sperando di non dover subito mettermi a fare pulizie prima di dormire lì. No, la situazione non era così critica come avevo temuto.
Soddisfatta tornai di là e mi preparai un rapido pasto con quello che rimaneva delle scorte per il viaggio.
Fu con grande soddisfazione che più tardi mi infilai sotto le coperte, con un profondo sospiro e una tazza del mio infuso preferito tra le mani. Rimasi lì senza pensare, semplicemente gustando la meravigliosa sensazione di essere a casa. Tra qualche giorno mi sarei recata a Krymenia per far visita alla Strega Suprema e alle mie sorelle, ma prima mi sarei goduta per un po’ la mia casetta.
Finito di bere appoggiai la testa sul cuscino riempito di erbe profumate, e la sua fragranza mi avvolse. Mi addormentai quasi immediatamente, con un sorriso sulle labbra e la certezza che il giorno dopo Kanveska e gli Hammers sarebbero stati ancora lì, intorno a me.
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